Archivi del mese: settembre 2003

X° Anniversario dell’Inaugura­zione del Monumento al Mulo ed al suo Conducente

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Come nacque l’idea? Ne abbiamo ripercorso le tappe attraver­so la memoria di Giovanni Testolini, attuale presidente onorario della se­zione provinciale degli artiglieri e coordinatore delle iniziative che por­tarono alla realizzazione del monumento. “Negli anni tra il 1985 ed il 1990 – ricorda Testolini – correva voce che i muli in forza alle brigate alpine sarebbero stati eliminati. Il nostro delegato regionale Enrico Benazzi, re­duce di Russia nei reparti someggiati, quindi a stretto contatto con il fe­dele mulo, espresse l’idea di far erigere un monumento a perenne ri­cordo dell’amico fedele e silenzioso di tante battaglie. Colsi la palla al balzo indicando Belluno quale sede ideale per collocare l’opera. Al­lacciammo gli opportuni contatti con il comune di Belluno, il coman­do della Brigata Cadore e l’artista Massimo Facchin  reduce di Russia nei reparti someggiati. In poche parole la nostra associazione naziona­le assunse il patrocinio, il Comune ci assegnò l’area con dedica del par­co del piazzale della stazione agli artiglieri. Vennero attivati i comandi militari locali per la messa a disposizione di mezzi e la fonderia del de­posito di Piacenza. Gli oneri finanziari relativi all’opera furono suppor­tati dall’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia di Roma e da contri­buti raccolti in loco. Venne scelto il bozzetto di Massimo Facchin che meglio rappresentava la vera simbiosi conducente-mulo. Opera gra­tuita fu prestata dal marmista Bertagno di Ponte nelle Alpi e dall’impre­sa Roni di Mas di Sedico”.

Sottolinea l’attuale presidente sezionale Costante Fontana: “Per noi artiglieri, specialmente per quelli della specialità da montagna, quel mo­numento dello “sconcio” e del suo mulo rappresenta la maggiore vi­sibilità che ci viene data in città proprio in un sito strategico ed assai fre­quentato”.

Ora i muli sono scomparsi dagli organici delle truppe alpine, vitti­me inevitabili dei tempi che cambiano, ma il loro ricordo continua nel bronzo e nella roccia sui quali sono stati immortalati a futura memoria.

Dino Bridda