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Italo De Bastiani – Io bambino nella follia della guerra

I ricordi fanno parte di noi, anzi noi siamo quello che siamo anche per ciò che siamo stati in passato e che oggi si è trasformato in ricordi.

Quando si va molto indietro nel tempo, come è accaduto in questo caso a Italo De Bastiani,
spesso si tende a rimuovere ciò che è spiacevole e a ricordare con maggiore soddisfazione quanto accadde di positivo nella nostra infanzia e adolescenza sino alla spensierata giovinezza.
Il particolare e tragico ricordo raccontato nelle pagine seguenti appartiene ad una pagina molto dolorosa del protagonista che avrebbe potuto fare la fine di tutti i brutti ricordi, ovvero essere cancellata per sempre dalla memoria.
Pur rispettando il riserbo dell’interessato, però, è stato giusto insistere perché uscisse dal suo intimo cassetto dei ricordi anche questo episodio che ci riporta indietro di quasi settant’anni, alla fine della seconda guerra mondiale. Anzi, alle ultime settimane di quell’immane conflitto.
Perché è stato giusto farlo? Non certo per rimestare il dito nella piaga, quanto per fermare sulla carta una testimonianza agghiacciante della ferocia umana che si scatena nel corso delle tante guerre combattute dall’umanità nei secoli.
Episodi efferati, crimini inauditi, ferocia gratuita? Sì, ne eravamo a conoscenza,
soprattutto riferiti a pesanti eventi del periodo settembre 1943-aprile 1945
durante l’opprimente occupazione nazista di questi territori.
Ma ciò che ebbe per protagonista e vittima il nostro amico Italo rappresenta l’aspetto più deteriore della belva umana, quella che non si ferma nemmeno davanti al pianto e alla disperazione di un innocente bambino di dieci anni al quale si sbatté in faccia lo spettro della morte con un macabro rituale. E poi il distacco dai genitori, dalle sorelle, la prigionia, lo sprezzo dei carcerieri, le continue torture e tutto quell’abominevole repertorio di disumanità del quale sono piene le pagine della storia di quei giorni. Quanta tristezza!
Marchiato in tal modo, un bambino di dieci anni non potrà mai dimenticare e quell’incubo lo ha accompagnato di certo per tutta la vita: così si può comprendere se un uomo non ne voglia parlare chiudendosi in un dolore infinito.
Con molta fatica, invece, Italo lo ha fatto, incalzato anche dalla moglie Teresa. Ora quell’episodio è consegnato alla microstoria, quella che non appare sui libri di testo e della quale non si parla mai, ma riveste invece grande valore. Chi, soprattutto tra i più giovani, volesse sapere quanto fu terribile quel conflitto, lo potrà capire anche leggendo le pagine che seguono. E ci mediti sopra. La parola prima o poi arriva a segno, SEMPRE ED OVUNQUE. Perciò, grazie Italo, per la tua preziosa testimonianza.
Gli Amici artiglieri bellunesi

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Italo De Bastiani – Io bambino nella follia della guerra